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15/03/2018 - ADDIO ITALIA

Giovani e lavoro negli ultimi anni si sono rivelati due rette parallele destinate a non incontrarsi mai. Si tratta di una triste realtà che non sembra migliorare affatto anzi risulta aumentare sempre di più il numero dei giovani volenterosi di esprimere il proprio potenziale che si sente abbandonato dal Paese, lo stesso Paese che questi giovani li ha visti nascere e crescere. Quante volte sentiamo divulgare la solita, scontata, superficiale e fatidica frase “le generazioni di oggi non sono come quelle di una volta! Non fanno niente”. Tale frase viene pronunciata con la medesima frequenza con cui un giovane sente ripetersi “Ragazzo, hai la sindrome di Peter Pan?”. Nella società odierna è considerato affetto da suddetta sindrome chi non ha voglia di crescere e vuole rimanere uno studente a vita. Trattasi di un povero, superficiale e spiacevole pensiero di chi non è in grado di comprendere che il neolaureato e/o il diplomato è un ragazzo che nel momento in cui ha il desiderio di entrare a far parte del mondo del lavoro si sente dire: “Ragazzo, le cose si guadagnano con l’esperienza”; il giovane pertanto si rimboccherà le maniche e cercherà, con enormi sacrifici, di apprendere quanto più possibile ma a distanza di anni (spesi ad acquisire un numero indefinito di qualifiche) dalle stesse persone sentirà dirsi “Sei troppo grande, cerchiamo personale più giovane”.

Così, l’attuale generazione si ritrova costretta ad abbandonare la propria terra per inseguire i propri sogni. Le parole esprimono quel che possono ma i fatti dimostrano l’evidenza, quindi riportiamo di seguito una tabella relativa alla percentuale di italiani iscritta all’AIRE (Anagrafe italiani residenti iscritti all’estero) dall’aprile 2007 al gennaio 2016:

APRILE 2007 +14,9%
APRILE 2008 +20,2%
APRILE 2009 +26,1%
APRILE 2010 +29,7%
GENNAIO 2011 +32,5%
GENNAIO 2012 +35.5%
GENNAZIO 2013 +39,8%
GENNAIO 2014 +44,3%
GENNAIO 2015 +49,3%
GENNAIO 2016 +54,9%

Dati estremamente significativi che dovrebbero spingere coloro che operano ai vertici del nostro Paese a valutare l’importanza che oggi ricopre la valorizzazione dei giovani e la realizzazione delle loro aspirazioni in quanto fonte di ricchezza e sviluppo. Pertanto, anziché essere allontanati dovrebbero essere accolti; partendo da un presupposto essenziale: i giovani di oggi rappresentano l’Italia del domani.

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