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20/11/2020 - IL MONDO DEL LAVORO POST COVID

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Il 2020 passerà alla storia per il grande impatto che ha avuto sulla società, in tantissimi settori. Fra i più interessati sicuramente c’è quello del lavoro, che si trova ad affrontare una sfida che non sarà facile da gestire. Secondo un’analisi svolta da Eurofound (la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro) in tutta Europa, solo nel mese di aprile il 5% dei lavoratori europei ha perso il lavoro, mentre il 23% ha temporaneamente sospeso la propria attività lavorativa. Fortunatamente, dalla nostra, c’è la tecnologia che può darci una mano a limitare i danni e a trovare nuove soluzioni per le questioni economiche e lavorative. Quale eredità ci ha lasciato la prima ondata che ci potrebbe permettere di affrontare al meglio la seconda che stiamo vivendo? Quale ruolo, nello specifico può giocare la tecnologia e quale futuro possiamo aspettarci per il mondo del lavoro post-Covid?

La crisi ha messo in evidenza che ci sono processi di trasformazione nel mercato del lavoro. La crisi è una forma di catalizzatore che velocizza la trasformazione, inevitabilmente determina la perdita di posti di lavoro che probabilmente non torneranno più, ma al tempo stesso ci fa capire che ci sono nuove opportunità che si creano costantemente.

Da tempo si parla di digitalizzazione, di futuro del lavoro, di trasformazione tecnologica e a tratti potrebbe sembrare un discorso superato. La realtà ci insegna che nel modo del lavoro i cambiamenti arrivano molto più lentamente dei dibattiti in atto, questo perché il mondo del lavoro è popolato da tantissimi lavoratori che non hanno competenze digitali, che non hanno capacità ben definite di utilizzare la tecnologia, o che non sono in grado di utilizzare i mezzi digitali moderni. Per questo le disquisizioni sul futuro del lavoro e la paura di essere rimpiazzati dalle macchine mette ancora più in evidenza il ruolo importante dell’essere umano nel gestire e definire il proprio destino.  Si pensi alla gestione dell’emergenza Covid. Nessuna macchina potrebbe inventare un vaccino, o gestire la tragedia umana che si dispiega ogni giorno davanti ai nostri occhi.

ll mondo del lavoro aveva iniziato a mutare ben prima della pandemia da Covid-19. Già da tempo l’uso di nuove tecnologie digitali, l’evoluzione demografica e le crescenti preoccupazioni di stampo sociale per le disuguaglianze e la sostenibilità del pianeta, spesso accompagnate dall’introduzione di nuove leggi e regolamenti, stavano già cambiando il modo di lavorare, i lavoratori e il luogo di lavoro stesso.

Gli eventi del 2020 hanno accelerato e amplificato questi mutamenti. Le misure straordinarie messe in atto in reazione all’insorgenza improvvisa della pandemia hanno sconvolto la vita di molti lavoratori, che hanno sperimentato almeno un tipo di cambiamento, più o meno contenuto, nella propria quotidianità. Probabilmente il Covid-19 ha dato maggiore autonomia ai lavoratori, oltre a rendere normale, se non obbligatoria come durante il lockdown, la pratica dello smart working. Infatti, prima del lockdown, solo per il 37% degli europei e per il 33% degli italiani era possibile lavorare in maniera smart, mentre per il 41% (sia in Europa che in Italia) il proprio lavoro non poteva essere svolto in alcun modo da remoto. Come naturale conseguenza dell’adozione di modalità di lavoro smart o da remoto, i lavoratori hanno percepito una maggiore autonomia personale durante la giornata lavorativa, legata ad una maggior flessibilità e a un cambiamento nelle percezioni delle proprie responsabilità, e perché no, anche della fiducia e attenzione lavorativa.

Prima della pandemia, nessuno avrebbe scommesso che cambiamenti così profondi e improvvisi nella vita lavorativa quotidiana delle persone avrebbero potuto essere effettuati con così tanto successo su larga scala e, soprattutto, che i lavoratori si sarebbero adattati così facilmente.

Si sa, il tempo è padre della verità, e l'esperienza madre delle cose. E  in questa fase di transizione tumultuosa che la pandemia porta con sé, il tempo è la risorsa che aiuta ad adattarsi a nuove modalità lavorative e sociali, ma anche poter contare su un network di relazioni personali, professionali, di leadership, alimentano la fiducia quale sentimento fondamentale per il sano funzionamento della società e delle relazioni, chiave di volta in tempi di grande incertezza come quello che stiamo vivendo.

Ogni crisi profonda lascia un segno e da ogni crisi possiamo trarre elementi e frammenti di una futura sapienza. Il Tempo, la riflessione, la capacità di analisi, la consapevolezza ci aiutano a comprendere che il futuro che ci aspetta non è dato a priori ma possiamo costruirlo.

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