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Giovedì 21 Gennaio 2021

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07/12/2020 - PIÙ DISUGUALE E CON MAGGIORI DISAGI: COSÌ STA DIVENTANDO LA SOCIETÀ ITALIANA NELL’EMERGENZA COVID-19

Secondo il Rapporto Censis-Tendercapital pubblicato lo scorso novembre , “5 milioni di italiani hanno difficoltà nel mettere in tavola pasti decenti e così sarà anche nelle festività: sono pronti ad un Natale in bianco. E nell’emergenza sono 600 mila le persone che si sono aggiunte ai poveri”. Il 60% degli intervistati teme la perdita del lavoro e di conseguenza, la riduzione del reddito come evento possibile che lo può riguardare nel prossimo anno, malgrado welfare pubblico e tutele. Il quadro che emerge ci mostra una società più diseguale, sia in termini di redditi, sia per quanto riguarda le altre differenze di tipo sociale. 
In questi mesi il tasso di occupazione delle donne si è ridotto della metà rispetto a quello degli uomini, e diverso è l’approccio al nuovo stato di cose: il 54% delle donne che lavorano avvertono maggiori livelli di stress e la fatica rispetto agli uomini, a causa della difficoltà aumentata di conciliare vita privata e vita lavorativa. ll rapporto evidenzia anche come i fenomeni di riduzione dell'occupazione abbiano interesssato di più i giovani rispetto ai lavoratori adulti, aumentando in tal senso il divario generazione tra occupati e non. Emergono anche differenze nell'accesso al web, con il 40% di famiglie a basso livello socioeconomico che non ha accesso alla rete, con conseguenti difficoltà per i propri figli nel poter accedere al meglio alla didattica  a distanza.
Insomma i disagi vengono amplificati dall’emergenza e fanno emergerenuove disparità: 7 milioni  di famiglie hanno subito un severo peggioramento del tenore di vita dovuto anche alla decurtazione dei redditi per cassa integrazione o perdita di lavoro, mantenendo comunque le spese fisse da affrontare. 
Le famiglie a basso reddito che lo scorso anno nel mese di dicembre avevano un reddito disponibile di circa 900 euro, quest’anno lo avranno decurtato di un terzo. Già 2 milioni di famiglie sono state duramente colpite nella prima ondata e questa seconda può solo che peggiorare la situazione, tant’è  che 9 milioni di italiani hanno integrato i redditi da familiari o banche. Chi ha già stressato le riserve dei familiari è più vulnerabile, impreparato e preoccupato. E restare senza reddito non è più così difficile.

Il lavoro, che si consente di vivere e progettare il futuro, non è solo modalità di erogazione e retribuzioni, è anche fatto di condizioni contrattuali, sicurezza del posto di lavoro, certezza delle tutele, dimensioni queste che hanno fatto emergere gradi molto diversi di tutele tra le persone e le tipologie dei lavoratori. La sostenibilità sociale è minacciata come descritto in questi numeri perché l’emergenza sanitaria sfocia in quella socio-economica, con persone in evidente disagio che rischiano di peggiorare ulteriormente la propria condizione man mano che si protraggono le restrizioni e nuovi lockdown si insinuano nel prossimo futuro.
Il virus non ha classi sociali ma i suoi effetti economici sul mercato del lavoro sono più pesanti per i lavoratori precari, i giovani, le donne, I residenti nel Sud. Già a partire dal mese di aprile con i primi effetti del lockdown, i livelli alti del lavoro rispetto a quelli bassi avevano il 50% di probabilità in più di lavorare da casa e la metà delle probabilità di smettere di lavorare del tutto. Covid-19 e connesse restrizioni amplificano all’estremo le disparità nel mondo e nel mercato del lavoro.  
Dei sicuro non ci piace come sta cambiando la nostra vita, la sensazione che questa emergenza sanitaria ha peggiorato lo status sociale e lavorativo è condivisa dal 44% degli intervistati. La percezione di aver perso per sempre quel che si aveva e la nostalgia della vita passata è più diffusa, soprattutto tra quelle fasce di popolazione più deboli e che maggiormente stanno subendo gli effetti nefasti di questa profonda crisi.
Ciò che emerge è una sociateà ancora caratterizzata da immobilità sociale con marcate disparità sociali, di genere, età, condizione lavorativa e quindi economica, ma anche  differenze per appartenenza territoriale, dove la risposta alla nuova questione sociale è stata delegata alle famiglie e alle reti sociali. 

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