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Marted́ 24 Novembre 2020

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30/10/2020 - DECRETO RISTORI E EMERGENZA INCALZANTE

Il Decreto Ristori, varato dal Consiglio dei Ministri martedì 27 ottobre 2020, prevede risorse immediate (e a fondo perduto), da destinare a tutte quelle attività commerciali e di quei lavoratori interessati dalle ultime misure restrittive contenute nel Dpcm dello scorso 25 ottobre. Un sostegno economico del valore complessivo di 5,4 miliardi di euro, che riguarda anche il comparto agricolo e il settore Horeca per un totale di 100 milioni di euro.

Per le imprese delle filiere agricole, pesca e acquacoltura coinvolti dalle misure restrittive, sono previsti contributi a fondo perduto a chi ha avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha subito un calo del fatturato superiore al 25% nel novembre 2020 rispetto al novembre 2019.

Inoltre, per tutto il settore agricolo, è prevista la cancellazione della rata di novembre dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali. Le misure di sostegno alle imprese appartenenti alle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura sono definite all’articolo 7 del Decreto Ristori e all’articolo 16.

Queste risorse hanno l'obiettivo di aiutare non solo chi è costretto a chiudere, al fine di contrastare la diffusione del Covid-19, ma anche chi fornisce quotidianamente il canale Horeca. Una percentuale significativa del prodotto agroalimentare italiano viene venduta a ristoranti, pizzerie e altre attività similari, ma, con la chiusura di questi esercizi per un tempo così prolungato (fissato finora al 24 novembre), la filiera agricola potrebbe uscirne pesantemente danneggiata.

Le misure di sostegno varate sembrano essere ancora un tappa buchi temporaneo ad una situazione di emergenza che si sta delineando sempre più vicina allo scenario 4 cosi come delineato dall’Istituto Superiore di Sanità che così lo descrive: “situazione di trasmissibilità non più controllata, con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5”.

Chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali si stanno già delineando, e il rischio è quello già annunciato di trovarci con una crescita tale del numero di contagi da comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali. La situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo si preannuncia più lunga e difficile da risollevare rispetto alla precedente, a causa delle incertezze e ritardi nella gestione.

L’urgenza adesso è di far fronte al contagio che corre ogni giorno, e investire subito nel sistema sanitario che in questi mesi passati non si è dotato dei giusti strumenti per far fronte all’emergenza che si sta delineando. Stando a quanto dichiarato dal Ministro Gualtieri i fondi per la sanità ci sono e già disponibili, indipendentemente dall’utilizzo del Mes (o Fondo-Salva Stati). A quanto affermato dal ministro, pare che sinora le regioni abbiano usato solamente un terzo dei fondi che il governo ha già messo a loro diposizione per fronteggiare l’emergenza e parliamo di una dote di 3,4 miliardi di euro e di questi circa 2 miliardi destinati al potenziamento delle strutture sanitarie. E ad oggi pare ne siano stati spesi solo 734 milioni.

Posti letto, tamponi, tracciamento: sono questi i fronti su cui l’Italia è già impreparata. E la responsabilità va sia ai ritardi che ci hanno fatto perdere tempo utile per organizzare al meglio la reazione alla nuova fase critica della pandemia, sia il mancato utilizzo di fondi già disponibili e destinati proprio a dotare e preparare il sistema sanità al meglio. Avere le possibilità, in tal caso economiche, e non sfruttarle al meglio fa di chi ne è gestore il responsabile del collasso al quale potremmo andare in contro.

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