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Giovedì 21 Gennaio 2021

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25/11/2020 - A FRONTE DI TANTA EMERGENZA SANITARIA E SOCIALE, PERCHE’ NON UTILIZZIAMO I FONDI UE A DISPOSIZIONE?

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I Fondi strutturali e d’investimento europeo (Fondi Sie) sono la principale fonte di risorse comunitarie per le politiche di coesione del nostro Paese, ossia quegli interventi pensati, per ridurre le disparità di sviluppo fra le regioni e uguagliare le opportunità socio-economiche dei cittadini.

Per il ciclo di programmazione 2014-2020, l’Ue ha messo a disposizione dell’Italia circa 44,6 miliardi di euro di Fondi Sie, a cui vanno aggiunti circa 30,5 miliardi di euro di risorse nazionali, destinate al cosiddetto “cofinanziamento”.

L’utilizzo dei fondi strutturali europei deve essere accompagnato da quello di risorse nazionali (“principio di addizionalità”), dal momento che i fondi Ue non sono erogati per sostituire del tutto la spesa pubblica o gli investimenti strutturali di un Paese nelle regioni interessate, che a seconda del loro grado di sviluppo ricevono più o meno risorse (in Italia le regioni del Sud sono quelle che ricevono di più).

I due fondi strutturali con più risorse comunitarie (quasi 33 miliardi di euro) sono il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo (Fse), mentre oltre 11 miliardi di euro sono per il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp).

Per quanto riguarda il Fesr e il Fse, per gli anni 2014-2020 l’Italia ha concordato con la Commissione Ue 51 “Programmi operativi” di cui 39 regionali (Por) e 12 nazionali (Pon).

Secondo i dati della Corte dei Conti Europea al novembre 2020, l’Italia ha utilizzato solo il 30,7 % del budget totale, che per il nostro Paese è di 72 miliardi di euro destinati alla programmazione 2014-2020.

Ma perché risorse così importanti non trovano impiego nonostante l’urgenza endemica dell’Italia di doverne fare uso?

Le motivazioni per cui al 2019 l'Italia ha assorbito solo il 30% dei fondi europei sono varie e intrecciate fra di loro: l’accordo di partenariato con l’Ue, alla base della distribuzione dei fondi, è stato approvato solo nel 2014, perdendo il primo anno di programmazione; le autorità chiamate a gestire i fondi (ministeri, regioni, enti locali) sono state definite e confermate solo nel 2018; le regioni, destinatarie di una fetta significativa dei fondi, spesso non hanno le strutture e le competenze necessarie alla stesura dei programmi operativi. Da ultimo aspetti di malfunzionamento cronico del Paese, legati a una pubblica amministrazione da rinnovare e una complicata normativa sugli appalti.

Ad oggi in Italia risultano spesi circa 29 miliardi dei 72 programmati, ovvero circa il 40 per cento. La percentuale è aumentata rispetto al 30% di fine anno scorso grazie all’operazione di riprogrammazione di 10,4 miliardi di fondi strutturali europei per impiegarli nel 2020 a supporto della crisi economica e sanitaria, operazione resa possibile dalla flessibilità introdotta dalla presidente Von Der Leyen con il pacchetto legislativo denominato “Coronavirus response initiative investment”.

Se l’Italia non riuscisse a spendere entro il 2023 i circa 42 miliardi rimanenti di fondi strutturali del bilancio 2014-2020 perderebbe tali risorse già a disposizione, ma non utilizzate entro i tempi stabiliti.

Indubbiamente il Covid-19 ci ha messo difronte ad una condizione estrema come quella di una guerra, ma per rilanciare il Paese dobbiamo agire in prospettiva e creare un impianto socio-economico in grado di resistere nel tempo a qualsiasi impatto. Abbiamo bisogno di un Sistema-Stato che contribuisca a ridurre il divario tra Sud e Nord e che sostenga il vasto e concreto potenziale dei settori agricolo e turistico soprattutto nel Sud d’Italia, settori entrambi dotati indubbia capacità di sviluppo e bandiere del “made in Italy” nel mondo. Abbiamo bisogno di un Sistema che garantisca il lavoro ai giovani e chi lo ha perso, un sistema in grado di garantire il diritto alla salute anche e soprattutto in emergenza. Dobbiamo ricordare che il Covid non ha cancellato le altre malattie, eppure molte persone stanno rischiando la salute per le difficoltà a ricevere le prestazioni a causa della pandemia.  

E’ per questo che proponiamo ed esortiamo le Autorità a fare uso dei fondi a disposizione e impiegarli per sopperire alle criticità che ogni giorno stanno emergendo e che ci ricordano di quanto uno Stato possa essere fragile e impreparato di fronte anche alle future urgenze che ci aspettano.

 “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca)

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