Logo
Federazione Nazionale
Agricoltura
- CHI SIAMO
- CONTATTI
- SEDI
Sabato 16 Ottobre 2021

click 46 Originale Aumenta Aumenta PDF Stampa Indietro

04/10/2021 - LE CHIAMANO "MORTI BIANCHE"

Le “morti bianche”, non sono dovute alla casualità o alla sfortuna. Le “morti bianche”, sono tutt’altro che bianche, la loro sfumatura è ben altra. Le chiamano “morti bianche”, perché «l'uso dell'aggettivo "bianco" allude all'assenza di una mano direttamente responsabile dell'incidente»1. Addirittura in agricoltura il colore cambia e si parla di morti verdi. Ma il punto è uno: si tratta di morti volente, e la mano responsabile c’è sempre. Sarebbe più corretto parlare di omicidi del lavoro, e sottolineare le responsabilità dei sistemi di produzione per la scarsa attenzione alla sicurezza sul lavoro in tutti i settori economici.

Undici vittime in soli due giorni, sette persone sono decedute in poche ore solo il 28 settembre scorso, una strage che dilania tutto il Paese da nord a sud.

Una situazione drammatica evidenziata dagli ultimi dati Inail sul numero dei decessi registrati da gennaio ad agosto 2021: 772 vittime. Tre-quattro vittime al giorno in media, tutti i giorni, con picchi quotidiani di sette-otto tragedie. E centinaia di casi letali che sfuggono ai conteggi e riepiloghi ufficiali. 

Una strage continua, infinita, e parziale, se si considera che i dati diffusi dall’Inail computano esclusivamente le denunce di morte dei lavoratori e lavoratrici dipendenti coperti dall’assicurazione sugli infortuni, del personale delle amministrazioni centrali, scuole e università statali. Quindi restano fuori i lavoratori del sommerso, i lavoratori in nero, i clandestini e gli operatori di categorie che non sono coperti dall’Inail.

Di lavoro e sul lavoro si continua a morire, in tutti i settori produttivi, nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri edili, nei magazzini, in mare, sui mezzi di trasporto, nelle strutture ospedaliere, per strada. Durante i turni di servizio e nelle postazioni assegnate sono morte 620 persone (pari all’80,3%), altre 152 (19,7%) sono decedute in itinere (nei tragitti casa-lavoro e viceversa, in spostamenti tra due sedi diverse o per recarsi a pranzo e poi rientrare).  Le vittime restano uomini per la maggior parte (89,9%). Ma il 10% sono donne, madri, figlie, sorelle.

Ricordiamo Luana D’Orazio, 22enne e con un figlio piccolo. Lavorava in una azienda tessile di Montemurlo, vicino a Prato. Il 3 maggio 2021 è stata uccisa dal macchinario con il quale lavorava e che si è scoperto avere le protezioni manomesse.

E Laila El Harim, 40 anni, anche lei madre di una bimba. Tre mesi dopo è stata uccisa da una fustellatrice in un’azienda di packaging di Camposanto, nel Modenese. Non era stata formata per le mansioni affidate. Vecchi con esperienza e giovani pieni di energie, nessuno è al sicuro.  Il 24 agosto 2021 è toccata a Enzo Ferrari, 91 anni, contadino in pensione.

“Ci indigniamo e ci addoloriamo di fronte a queste notizie ma, in realtà tutto questo continua ad accadere nell’indifferenza quasi generale” – commenta Cosimo Nesci, Segretario Generale FNA-Confsal. “Ci si batte per la salvaguardia del pianeta, per combattere e tenere alta l’attenzione sul dramma dei femminicidi, per la libertà di scelta di optare o meno per un trattamento sanitario come il vaccino e l’uso del green pass. Tutte cause importanti per cui scendere in piazza. Ma per le morti bianche che si tingono di rosso tutto tace.

E’ inconcepibile che al giorno d’oggi si continui a morire sul lavoro, e bisogna mantenere alta l’attenzione su questo tema. Servono sanzioni immediate, e più controlli. E’urgente una norma che fissi dei paletti più severi alle aziende per il rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, l’inasprimento delle pene a carico della parte responsabile di queste morti, che poi così bianche non sono. Lavoro, salute e sicurezza devono diventare una priorità nazionale”.

| PRIVACY | COOKIES |
Globus Srl