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06/06/2022 - SUL SALARIO MINIMO DA OGGI SI DISCUTE SULLA DIRETTIVA IN PARLAMENTO EUROPEO

I negoziati tra Commissione, Parlamento e Consiglio europeo sulla direttiva per il salario minimo prenderanno il via da oggi. L'Italia è tra i 6 Paesi Ue che ancora non hanno una regolamentazione in materia.

La proposta del Parlamento europeo (approvata il 25 novembre 2021 con 443 voti a favore, 192 contro e 58 astensioni) non mira a fissare un salario minimo comune per tutti, né a imporre questo parametro come obbligo contrattuale, ma vuole far istituire in ogni Paese Ue un quadro normativo e dei requisiti di base per garantire un reddito che permetta un livello di vita dignitoso per i lavoratori e le loro famiglie, ridurre le disuguaglianze e limitare il ricorso ai contratti precari, nel rispetto dei diversi welfare dei Paesi Membri, ma anche rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva, la cui copertura sarà fissata in una soglia compresa tra il 70% e l’80%. Tra i criteri suggeriti per stabilire salari minimi legali, l'Ue inserisce il livello generale di salari lordi, la loro distribuzione e il loro tasso di crescita, gli sviluppi sulla produttività del lavoro, e il potere d'acquisto.

Le previsioni dicono che l’accordo per la direttiva arriverà nella notte, segno questo che in Europa i tempi sono ormai maturi per raggiungere l’obiettivo di proteggere il potere d’acquisto degli stipendi e l’aumento delle diseguaglianze che non possono più essere ignorati.

Al momento l'Italia è tra gli unici 6 Paesi in Ue che ancora non hanno una regolamentazione in materia, con una proposta nazionale ancora ferma in parlamento dallo scorso aprile 2021, e rimasto purtroppo allo stadio di solo argomento di acceso dibattito politico a sostegno anche della campagna elettorale per aggiudicarsi la prossima legislatura.

“Sono molti i lavoratori che stanno soffrendo per il caro-vita, e non dobbiamo dimenticare la flotta dei lavoratori precari, invisibili e sfruttati che potranno beneficiare di questa tutela", ha evidenziato il Segretario Generale FNA-Confsal Cosimo Nesci. “Non basta solo definire il salario minimo, contro l’emergenza ”inflazione” serve anche un intervento sul cuneo fiscale, almeno per i redditi inferiori ai 35000euro: il bonus 200euro che sarà erogato a luglio per queste fasce di reddito è solo uno specchietto per le allodole, non risolve il problema, e non dà neanche una boccata d’aria ai lavoratori.: dire “sempre meglio di niente” è una ruffiana e ovvia affermazione, serve un’azione che abbia un effetto a lungo termine e che sia strutturale. Togliere il potere d’acquisto alle famiglie è minare alla loro base: spese ridotte all’osso se non solo per necessità primarie, difficoltà di poter programmare il futuro, ma anche di affrontare gli imprevisti, effetti a cascata sulla riduzione dei consumi e quindi sulla produzione e l’economia del paese”.

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