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03/06/2026 - L’INFERNO DI AMENDOLARA: SE IL CAPORALATO DIVENTA STRAGE

Un boato, le fiamme e il silenzio complice spezzato dalle urla. Ad Amendolara, in provincia di Cosenza, la barbarie del caporalato ha superato l'ultimo confine dell'umanità. Quattro braccianti agricoli – tre ragazzi afghani e uno pakistano – sono stati bloccati all'interno di un minivan e bruciati vivi.

La loro unica colpa è stata quella di aver alzato la testa. Di aver preteso la paga per il lavoro svolto, un contratto regolare e il rispetto della propria dignità di fronte ai caporali. La risposta del sistema di sfruttamento è stata un'esecuzione spietata.

La punta dell'iceberg di una schiavitù moderna

Questo orrore non può e non deve essere archiviato come un caso isolato o un semplice fatto di cronaca nera. È il risultato brutale, logico e sistematico di un modello di agricoltura che, in troppe parti d'Italia, si regge sulla schiavitù moderna e sull'indifferenza delle istituzioni.

Dietro i prodotti freschi che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole, nei supermercati di tutto il Paese, si nasconde troppo spesso una catena invisibile fatta di ricatti, violenza e sangue. I quattro ragazzi uccisi ad Amendolara erano fuggiti da guerre e miseria nei loro Paesi d'origine, cercando in Italia dignità e un futuro attraverso il lavoro. Hanno trovato la morte per mano di chi considerava la loro vita meno preziosa del costo di una giornata nei campi.

Una legge che esiste, ma non basta

L'Italia si è dotata nel 2016 di una legge contro il caporalato (la legge 199/2016) che ha introdotto strumenti penali severi, colpendo non solo gli intermediari ma anche i datori di lavoro che sfruttano.

Tuttavia, i fatti di Amendolara dimostrano che la repressione giudiziaria, per quanto tempestiva e necessaria come l'arresto dei due presunti responsabili, arriva sempre quando il danno è già fatto. Quando quattro vite sono già state spezzate.

Quello che manca è la prevenzione reale sul territorio:

  • Trasporti pubblici efficienti: Se lo Stato non garantisce i collegamenti per i lavoratori stagionali nei campi, i minivan dei caporali resteranno l'unica, letale alternativa.
  • Alloggi dignitosi: Sottrarre i migranti ai ghetti gestiti dalla criminalità significa togliere ai caporali il controllo totale sulla vita di queste persone e smantellare i luoghi dell'invisibilità. (In proposito leggi la proposta del Segretario Nesci per il recuoero del patrimonio immobiliare inutilizzato e il DDL Nesci approvato dal CNEL
  • Incrocio legale tra domanda e offerta: I centri per l'impiego devono funzionare in tempo reale, digitalizzati e trasparenti, azzerando il potere di intermediazione delle reti illegali.

Oltre il cordoglio: la responsabilità di tutti

Di fronte a una strage di questa portata, le dichiarazioni di circostanza e il cordoglio istituzionale non bastano più. Il silenzio diventa complicità. Non possiamo più girarci dall'altra parte o considerare queste tragedie come "questioni di ordine pubblico" che riguardano solo le periferie degradate del Paese. Quando compriamo un prodotto a un prezzo irrisorio al supermercato, dobbiamo chiederci quale sia il suo reale costo umano.

È il momento della rabbia collettiva, della solidarietà attiva e di una lotta senza quartiere per colpire duramente chi finanzia questo sistema e garantire canali di regolarizzazione sicuri. Se le istituzioni e la società civile non reagiranno ora con misure strutturali e definitive, saremo tutti complici del prossimo rogo.

 

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